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L'ex gesuita spagnolo Juan
Andres, in visita alla biblioteca vaticana, nel
1785 si stupiva di vedere preziosi volumi e tanta abbondanza di strutture inutilizzate. Si chiedeva:
"a che tante sale, tanti begli armadi, tanti salariati, tanto denaro investito, e perché? Per tenere sepolti tanti codici e
tesori letterari, tenerli ben chiusi con doppie chiavi e custodirli gelosamente perchè nessuno li veda, né alcuno sappia che li possiedono;
e avere infine un bibliotafio, non una
biblioteca". Non vorremmo che si potesse dire che dal 1785 a oggi poco è mutato, almeno nello spirito di fondo

Costituzione della Repubblica Italiana:
- 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge.
- E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana.
- 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
- 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria.
- 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
- 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
- 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
- 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.
- 98. I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della
Nazione.
Le
biblioteche pubbliche possono trasformarsi in scrutatrici delle intenzioni
dei cittadini-utenti che intendono fruire dei servizi da esse offerti? La prassi e i regolamenti interni possono derogare dallo spirito e
dalla lettera delle fonti giuridiche superiori?
Crediamo che rispondere "no" a queste
domande (e a ciò che sta dietro) sia fondamentale perché le biblioteche
e i bibliotecari possano svolgere adeguatamente il loro compito di
assicurare senza discriminazioni il libero accesso alla cultura e
all'informazione.
La stessa tutela è funzionale a questo compito di fruizione: il contrario
di quello che invece sembra intendersi con la funzione di "archivio
nazionale del libro" ritagliata, sulla base di quale legge o norma
sfugge, per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Così come è impostata, tale funzione sembra
essere quella di considerare la fruizione come l'ultima preoccupazione e
gli utenti forse un "fastidio" di cui si farebbe volentieri
anche a meno.
Così come è concepito, l'archivio nazionale del libro
sembra connotarsi con una caratteristica retriva: la biblioteca concepita
neppure come museo (lì i visitatori entrano liberamente a migliaia di
migliaia) ma come luogo di conservazione sotto-vuoto, fine a se stesso e a
futura memoria.
L'espressione di Antonio Magliabechi dopo aver visto il nuovo ingresso
della Biblioteca Nazionale di Firenze
Antonio Magliabechi
1633-1714 |
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Erudito e bibliofilo, dopo esser stato da giovane garzone presso un
gioielliere, nel 1673 si dedicò agli studi, acquistando ben presto
grande fama per la sua grande erudizione. Il granduca Cosimo III gli
affidò la custodia della Biblioteca Palatina. Curò la pubblicazione
di opere latine medievali e compilò un catalogo dei manoscritti
ebraici e orientali della Biblioteca Laurenziana. La sua biblioteca,
ricca di libri e manoscritti, aperta al pubblico nel 1747, con
successivi accrescimenti e con l'unione alla Biblioteca Palatina
costituisce il nucleo antico più rilevante della Biblioteca Nazionale
di Firenze.
Il primo nucleo della Nazionale fu costituito dalla Biblioteca che Antonio Magliabechi donò alla città di Firenze. Costituita da circa 25.000 volumi raccolti da Antonio
Magliabechi, fu da lui lasciata nel 1714 "a beneficio universale della città (di Firenze), e specialmente ai poveri, chierici sacerdoti e secolari che non hanno modo di comprar libri e di poter studiare" allo scopo di "promuovere gli studi, le virtù, le scienze, e con quelle la pietà e il bene universale".
La
storia della Biblioteca Nazionale di Firenze Bncf
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